UN TRAMONTO

Egloga drammatica in un atto unico su poesia di Marco Praga (Prologo) e di Arrigo Boito (Azione) e con musiche di Gaetano Coronaro. La prima esecuzione fu messa in scena l’8 Agosto 1873 nel Reale Conservatorio di Musica di Milano.

I personaggi:

  • DORI,pastorella
  • IL PAGGIO
  • Cori di cacciatori e di contadini.

La trama:

La tenue azione pastorale ha luogo in tempi feudali, in Autunno, in un bosco dell’Appennino presso Fonte Avellana ed ha due soli personaggi protagonisti: Dori,la pastorella,ed il Paggio. E’ un idillio in cui, agli splendidi versi del Boito s’accompagna una musica gentile ricca di melodia, che ha un’impronta di schietta italianità di getto, intonata all’ambiente ed ai sentimenti. Subito l’uditore si trova nell’ambiente calmo e sereno del bosco, che l’autunno rende deliziosamente pittoresco nella veste multicolore delle foglie appassite e morenti. La fanfara di caccia, con poche battute di coro, porta la nota gaia e robusta nel quadro tosto seguita dai primi mormorii della tempesta, che s’avvicina minacciosa, veemente, s’ingrossa, romba, per poi calmarsi e svanire, quasi un arcobaleno spiegasse il suo arco di pace sull’orchestra che si ricompone e si tranquillizza al ritorno dell’azzurro in cielo e del sole sulla terra. Rannicchiata presso l’ovile, ancora spaurita dall’uragano furioso, che ha spezzato alberi,annientato cespugli,sconvolto tutta la pace del bosco, sta Dori; due parole di recitativo preparano la sua Ballata gaia,nella quale ella espande la sua gioia di riprendere il vagabondaggio nella foresta,dove di quando in quando paggi,falconieri,cavalieri e dame portano le voci del mondo lontano. Quando poi,dopo una breve interruzione del paggio che ha smarrito il cammino, Dori riprende a cantare, e intona la precedente melodia in modo minore,l’ispirazione di Gaetano Coronaro diviene ancor più penetrante ed espressiva. Il paggio ritorna, Dori, turbata, vorrebbe fuggire…ma egli ha sete ed ella gli porge ristoro offrendogli un’anfora di freschissima acqua. Mentre il paggio si rimette dall’arsura sofferta,la pastorella canta la pura,italianissima melodia “Bevi. Quest’acqua limpida…” con quello che segue e che tanto ha contribuito a determinare il primo successo del precoce compositore. Il paggio risponde ed il duettino si svolge e conclude senza mai perdersi in vane divagazioni sonore. Ed anche nella Canzone della caccia, l’ispirazione non abbandona il musicista. Squilli di corni animano il dialogo e danno all’idillio gentile un’impronta di ardimento;tratti vivaci di robustezza ritmica. Graziosissima la scena della lezione per il maneggio dell’arco e della freccia, e pieno di fervore lirico la scena finale coll’ Angelus, che spande una pennellata di misticismo sull’azzurro terso e luminoso del quadro grazioso. L’aristocrazia del “Tramonto” è così genuina, che potè più volte affrontare il ristretto ambiente di una sala, senza perdere le sue peculiari attrattive.

 

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